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[Interviste]
Marco Parente
Ho letto in un'intervista che volevi "spremere",
consumare fino in fondo il primo Veve Ridens, per poi dedicarti
completamente all-altro. Ora che siamo all'ultima tappa del tour
pensi di esserci riuscito?
In realtà i 2 dischi si appartengono anche perchè
si tratta di materiale che è nato nello stesso periodo,
gli ultimi due anni, sono cresciuti e anche registrati nello stesso
momento, solo in un secondo momento c'è stata fatta
la scelta di dividerli più che altro di scadenzarli in
due eppisodio a distanza di poco tempo. Imnfatti, nel momento
in cui ho sentito che era il momento giusto per fare un disco,
mi sono ritrovato con tanto materiale, troppo materiale, e
anche estremamente denso. Lo sentivo come fosse la spremitura
degli ultimi due anni di vita e di esperienze ed era venuto
fuori in maniera prepotente per cui non volevo rinunciare
a nulla (anche se in parte ho dovuto rinunciare a qualcosa)
perchè secondo me era tutto materiale importante, organico
e che doveva rientrare nell'idea di un disco e non magari in b
side o alternative tracks.Un C doppio avrebbe l'effetto
contrario perchè anderebbe sprecato l'effetto delle
ultime canzoni e sarebbe anche pretenzioso pretendere che
l'ascoltatore arrivi fresco e attento alle ultime canzoni. Da
qui l'idea anche un po' bizzarra di dividerlo in due puntate. In
ultima analisi queste due puntate sono state suddivise secondo
un approccio differente che le ha guidate. Il primo Neve Ridens
è un lavoro in cui si affermano delle cose anche con forza
e con una certa tensione, per questo approccio uso il termine
"politico" tra molte virgolette perchè ha
e tutto l'umore musicale e l'arrangiamento ha seguito questo approccio.
Poi c'era un'altra serie di canzoni che avevano un approccio esattamente
contrario, magari dicendo anche la stessa cosa, infatti ci
sono canzoni che hanno intere frasi riportate dal primo, ma è
come dire la medesima cosa ma con l'umore esattamente opposto.
Tu ti svegli al mattino un giorno e hai voglia di gridare
certe cose con forza, in altri giorni magari non
hai la forza di gridare. E llora considero il secondo Neve Ridens più
vicino alla parola "Poetica", alla poesia. E l'esempio
che uso è che sono due facce della stessa medaglia, i due
lavori si appartengono fin dall'inizio ma hanno due anime che
forse sono due anime che ho io nell'approcciare la musica
e le parole. Quindi il lavoro è organico, il secondo
disco è già finito, l'ho masterizzato ieri.
Agganciandomi al temrine politico qui usato in senso ampio.
A me è parso di cogliere un po' più di pessimiscmo
rispetto al cd precedente. In Trasparente mi pare cche a tratti
ci fosse una sorta di appello alla bellezza come arma di salvezza
rispetto alla violenza; ora che la violenza ha preso il sopravvento ti
sembra che non ci sia nemmeno più spazio per una speranza
di bellezza. E' così, è un po' pessimista?
No secondo me la parola pessimista non esiste, esiste la parola
"ottimista" che è l'unico modo di reagire alla
realtà. Esiste la realtà, che è ciò
vedi e se la scruti fino infondo non è pessimismo, è
la cruda dura vera realtà delle cose poi tu devi decidere
come affrontarla. Oa la vedi per quello che è e allora
può andare bene il termine pessimista, ma è la consapevolezza,
io preferisco l'alternatica, l'ottiimismo, magari con crudezza,
perchè non mi illudo sulla realtà, cosi' come
si manifesta nella mia vita, perchè io parto dal mio quotidiano,
dalla mia esperienza. L'atteggiamento è quello di non fare
finta di niente; io dico "politico" perchè
si affermano delle cose e nel momento in cui le affermi c'è
già automaticamente una reazione.
L'analisi che hai fatto è molto giusta ma in questo ultimo disco
io trovo anche in maniera esplicita la parola amore,
in entrambi i dischi si affronta questa parola inafferrabile in
maniera "politica" e "poetica", ma in
ogni caso immiaschiandosi sempre più con la gente.
Se prima questa affermazione la facevo forse più esternamente
o cercavo di mantenere le distanze, adesso sono molto più
immerso nella realtà. Forse per questo ti appare un
po' pessimista. Perchè la realtà è spesso
crudele. Se vuoi ascoltare i problemi che ci sono in tutto
il mondo, se vuoi farti carico di tutto questo, l'unica reazione
allora è spararti un colpo in testa; non lo fai perchè
sei affezioonato alla vita, perchè c'è qualcosa
che ti spinge comunque a cercare di dargli una ragione.
C'è un concetto che usi spesso ed è lo
specchio, mi pare nei termini di una necessità di
guardarsi allo specchio come singoli e come società, come
bisogno di recuperare la propria anima e anche come assunzione
di responsabilità. Secondo alcune tribù primitive
scattare una foto o vedersi in uno specchio è rischioso
perchè ti ruba l'anima. La società moderna
che è totlmente immersa nelle immagini e che passa
il tempo a guardarsi in quello specchio (illusorio) che è
la televisione, forse si è fatta rubare l'anima dallo
specchio, e non si vede più, non si riconosce più
anche se si mette davanti allo specchio
Quello è il rischio dello spostate troppo le
cose in una terza dimensione: finiscono per non appartenerti più,
per quanto ti riflettano, riflettono il mondo per come sta
cammindando e le cose come si stanno evolcendo o non evolvendo.
Riflettendo abbiamo creato uno specchio continuo ma illusiorio
perchè racconta ed e' già un'interpretazione
del mondo.E molto spesso ci dice quello che vogliamo farci direPerò
io giustifico un po' tutto in un certo senso, capisco anche chi
ha una vita normalissima va al lavoro, ha i suoi rapporti
sociali, è stanco, non vuole assumersi anche altri impegni,
sforzarsi a comprendere altrre cose. Diventa negativo quando pensi
solo più a te stesso, alla tua stanchezza alle tue esigenze,
diventa così individualistico da non tenere conto che esistono
anche gli altri. Io
pretendo che la mia musica abbia una certa attenzione, ma mi rendo
conto che per molte persone non è fondamentale, che molti
possono non avere voglia di riflettere su certe cose. Rispetto
il bisogno di riposarsi. E una cosa che riguarda ognuno. Ma Wake
up parla proprio del fatto che perdi contatto con la realtà,
ti impigrisci, perche' il progresso impigrisce, conferisce
una forma di superficialità di cui non ti rendi conto ed
è pericoloso e io dico Wake Up.
Per quanto riguarda il tuo fare arte nel senso piu' ampio
(oltre alla musica, un paio di libri e la partecipazione a performance
artistiche), se tracciamo una linea ideale che va dall'intimo
colloquio dell'artista con se' stesso all'arte come comunicazione
e condivisione, tu dove ti collocheresti?
Assolutamente è tutto rivolto all'esterno. chiaramente
l'impulso iniziale deve nascere intimamente, ma poi è tutto
un gioco di dentro e fuori, quello che fai diventa una forma
d'arte nel momento in cui la condividi, la si esterna. C'era una
frase bellissima di Cocteau che dice che "fai arte per trovare
nuovi amici", infatti l'arte, se la fai troppo intimamente,
è fine a se stessa e soprattutto non è sincera perchè
non tieni conto dell'ego, del fatto che tutto quello che
fa ogni persona che prova a creare a scrivere 3 parole in
riga o a suonare o recitare o a vestirsi la mattina in una
certa maniera, qualsiasi cosa intangibile della fantasia aspetta
sempre di completarsi nel momento in cui viene consegnataCocteau
diceva anche che l tua opera nel momento in cui la consegni ad
un pubblico, non e' piu' tua, appartiene al pubblico.giusto, questa
è una libertà che tu devi dare a chi ascolta. Per
questo a me non piace molto spiegare quello che scrivo, anche
se è assolutamente motivato, perchè penso che non
finisca lì, c'è anche la liberta' di chi ascolta
di interpretarla magari in maniera opposta E magari dirmelo,
così poi si mette in circolo
... una forma di arte collaborativa. Quindi accetteresti
che qualcuno reinterpreti la tua musica?
Si. Infatti io, usando le nuove tecnologie, nel sito del
disco precedente ho aperto una finestra che si chiama "Open
source open songs" dove ho messo a disposizione le singole
tracce delle mie canzoni, perchè sarei felicissimo che
qualcuno mi desse la sua versione cei fatti, con l'unico obbligo
di mandarmi cosa viene fatto, perchè sono curioso e perchè
così si crea un archivio delle cose fatte.
Tu lavori molto sui testi, un lavoro molto radicato e profondo
sul messaggio. C'è una canzone italiana che avresti
voluto scrivere tu?
Sì e l'ho fatto, me ne sono appropriato facendone la cover: "Michelangelo
Antonioni" di Caetano Veloso, che lui ha scritto in italiano.
Sono poche freasi ma di una seggezza che credo di non aver
mai sentito una canzone italiana così poetica; ho pensato
"avrei voluto scrivere io quella canzone". E non l'ha
scritta un'italiano, e non sono solo belle parole ma anche accostamenti
di immagini abbastanza raffinate e ardite "vapore"
e "amore", "l'angolo del silenzio",
frasi poetiche. E' un problema che io imputo al cantautorato italianao
di un certo tipo la convinzione che la parola giustifica
tutto, mentre per me la parola deve essere anche una bella nota,
deve essere anche musica.Io, se devo rinunciare a qualcosa.
rinuncio a dover incastrare a tutti i costi delle parole e preferisco
invece lasciare che quelle parole abbiano anche un significato
musicale. Io non sono uno che riesce molto a fare le cover, ma
senza volerlo mi sono ritrovato a cantare qiuella melodia e quelle
parole facendo una versione che (sono molto orgoglioso) entrerà
nel secondo disco.
Tu usi la voce quasi come uno strumento per te sono importanti
non solo il significato delle parole ma anche il loro suono, non
hai mai pensato di scrivere canzoni in un;altra lingua?
Ho improvvisato in portoghse nel primo disco in una canzone in
cui duetto con Carmen Consoli: "Oio". In quel periodo
ero abbastanza fissato con la musica brasiliana, per cui, invece
di improvvisare in inglese come spesso faccio (lo fanno in
tanti), in quel periodo improvvisavo in finto portoghese e ho
scritto un testo in finto portoghese. Carmen canta in italiano i
ritornelli, che parlano proprio della sostituzione della parola
rispetto alla sguardo. E caso strano vuole che Oio ma con l'h
vuol dire occhio, cosa che io non sapevo assolutamente. Come Neve
Ridens, sono due parole che nel senso comune, razionale non si
accosterebbero. Ma per me quelle due parole creano un'unica parola,
un'unica suggestione e soprattutto è musica, è come
mettere due note o due intervalli insieme e l'accostamento crea
quella tensione che alla fine ti piace. Spesso mi è stato
detto che non si capivano le parole che canto e all'inizio
ci facevo caso, pensavo fosse una questione di tecnica. Poi
me ne sono liberato completamente, e spero che anche il pubblico
se ne liberi, perchè se vuole applicare la formula del
cantautorato classico, rischia di perdersi e quasi di annoiarsi,
non capisce, non segue e si perde tutto l'altro lato della comunicazione
che è la musica.
Una cosa che viene detta anche a me che io non accetto è
"sei quasi un poeta perchè le tue canzoni sembrano
delle poesie" No, sono dei testi e non le voglio nemmeno
paragonare alla poesia. In una canzone le parole hanno come
supporto la musica, la poesia ha come supporto la penna e la pagina
bianca. Non è nemmeno una questione di nobile e non nobile.
Piuttosto a me interessa moltissimo un'altro filone , quello
della poesia sonora. C'è tutta una scuola interessantissima di
poesia che si confronta con il sonore di scuola americana e non
solo. Una canzone si confronta con la poetica ma non con la poesia.
Io penso che le parole unite alla musica acquisiscono un
50% in più di significato, di possibilità, di libertà.
Mi sembra che nel nuovo CD i vari strumenti hanno più
spazio, respirano di più rispetto alla chitarra che era
più predominante nel CD precedente. Questo dipende da un
cambiamento nel tuo modo di lavorare con il gruppo o ha anche
influito il lavoro fatto di aver lavorato con l'orchestra
Millenium Bug?
Quello è stato un po' l'apice della sovrastruttura dell'arrangiamento
e del condensamento del suono, c'era un'orchestra che interagiva
cpon un gruppo rock, c'era di tutto un po' e aria ce n'era davvero
poca tra uno strumento e l'altro. Finito quel lavoro il desidderio
era quello di fare spazio, in tutti i sensi. Lavorare con 20 persone
vuol dire avere anche un impegno umano, mentre dopo ho sentito
il desiderio diritrovarmi con il distillato delle persone con
cui mi trovavo meglio, sia umanamente che musicalmente. E questa
band è esattamente il distillato di tutte le esperienze
avute in questo anno. E poi si cresce, si acquisisce in sicurezza
e si sente meno il bisogno di infarcire l'arrangiamento. Per me
questo è stato un bel punto di arrivo: trovarmi in studio
con 5 persone e invece di dire "qui ci manca qualcosa",
dire piuttosto "qui c'è qualcosa di troppo" e
andare a levare invece che aggiungere. Il disco e' molto
articolato dal punto di vista compositivo però è
assolutamente di respiro da punto di vista frequenziale, quindi
di strumenti. E' stato un lavoro affrontato come una band, che
ha suonato quasi tutto in diretta e ha sovrainciso molto poco.
E il secondo Neve Ridens va ancora più in quella direzione,
è ancora meno presente la bahd e ci sono dei duetti solo
chitarra e voce, uculele e voce, lamiere chitarre e voce,
cose ancora più minimali
L'ultimo cd sembra appunto più complesso da punto
di vista della composizione, dello svolgimento dei brani, nell'treccio
degli strumenti. Quanto di un brano è già presente
nella tua mente fin dall'inizio e quanto invece nasce strada facendo?
A livello di stesura della canzone della melodia e della
parola, nasce a priori. Anche se è vero che in questo lavoro
per la prima volta sono arrivato in studio, ho fatto sentire le
canzoni e non ho dato nessuna indicazione, le canzoni che avevo
portato erano ancora un po' aperte, per quanto gia' complete di
strofa, ritornello e tutti gli elementi, ma ho lasciato
che il gruppo suonasse; ognuno ha dato un suo grosso contributo
sia per il singolo strumento che per l'insieme. Cominciavamo a
suonare dopo che avevo fatto sentire il brano, magari non mi piaceva
nemmeno la strada che prendeva, ma invece di dire subito "no
così non va bene", aspettavo e alla fine capivo che
magari era solo una mia fissa perchè quello che veniva
fuori mi piaceva di più
E quello che risultava alla fine corrispondeva all'idea
che tu avevi di quello che doveva essere quel brano?
No, non del tutto. Le cose si sono messe molto in discussione,
non volevo avere un punto di arrivo troppo preciso, mi piaceva
azi che quel punto di arrivo si allontanasse.Non è facile
per uno che fa un lavoro di composizione e scrittura per conto
proprio mettere nelle mani di altri il proprio lavoroMi fido molto
di queste persone, è il distillato delle collaborazionei
che ho avuto in questi anni. e PERMETTE DI codivide con persone
che ti piacciono musicalmente che ti capiscono al volo e finiscono
per completarti.
I tuoi boocklet sono sempre molto particolari, non sono mai
una semplice nota a mArgine del disco, ma racchiudono un'idea
artistica in sè, infatti riduci al minimo le
informazioni, tant'e' vero che mancano i testi. Come per
lasciare che sia un'immagine che parla. E' voluto?
Ogni elemento deve avere la sua cura, per cui quando fai il boocklet
devi andare dietro a quelle che sono le esigenze dell'idea
artistica del boocklet. Per esempio cin Trasparente era talmente
bella l'dea delle dissolvenze della carta trasparente che metterci
i testi l'avrebbe rovinata, per cui i testi li ho messi in internet,
anzi poi sono riuscito a pubblicare un libro, "Trasparente",
a parte. Il boocklet del primo Neve Ridens In realtà non
è l'idea da cui eravamo partiti. Volevamo che l'ultima
pagina fosse lo specchio con tutti i testi sovrapposti, ma non
si poteva scrivere in nero lì sopra, per cui li abbiamo
messi subito dietro allo specchio. Poi è stata un'idea
del grafico con cui lavoro da sempre lasciare tutte pagine bianche
mentre i testi sono tutti nell'ultima come se le parole sono scivolate
tutte giù dietro questo specchio. Il secondo Neve
Ridens, invece, sarà quasi un libro, con tutti i testi,
anche del primo.
Ma se hai fatto un libro "Trasparente", tu hai
staccato le parole dalla musica e le hai messe su delle pagine
bianche, quindi alla fine ne hai fatto poesia...
No non ho fatto poesia, si pubblicano normalmente anche
i teti musicali, semplicementre non avendo messo i testi nel disco
ho avuto la possibilità di mettere le parole nero su trasparente (perchè
le pagine sono trasparenti), con anche altri testi ,che non
sono rientrati in una canzone ma che erano gia' completi
e conclusi.
Ma se uno si imbatte nel libro e non sa che sono canzoni cosa
legge? poesia.
Per me sono solo testi, poi se qualcuno li trova sufficienti
la cosa mi può anche lusingare, se quelle parole riescono
anche a sopravvivere ad avere un testo distaccate dalla musica,
mi fa piacere. Ma al di là del piacere, questo non me le
fa definire come poesia.
a cura di Banda Bassotti (un ringraziamento
a Pizzettone)
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