.

 

[Interviste]

Mao - l'intervista

Mao è senza dubbio un artista poliedrico e dalle mille sfaccettature, come emerge dall' "autoritratto" che vi proponiamo. Ma è anche un instancabile "attivatore" di iniziative ed esperienze originali, che tendono alla rottura degli schemi di produzione, offerta e fruizione di spettacolo. La Base è la sua nuova sfida e parlarne con lui è una ghiotta occasione per parlare più in generale della musica.

D.- Parliamo del progetto “ La base 04” che è ora diventato “ La base 05” e presto si concretizzerà in un sito internet...

R.- Il sito proporrà il manifesto di un progetto che è "la base 05", ovvero un network di musicisti che collaborano per fare una proposta circa la canzone d’autore. L’idea di base è quella di considerare la canzone d’autore non come territorio esclusivo dei cantautori ma come un territorio attraversato da diversi generi (che vanno dal rap al rock all' R&B ) e da diverse competenze (interpreti, parolieri, musicisti, fonici): creare quindi un ampio intreccio attraversato da una" logica d’autore" . Si tratta di riportare alla luce un valore che non è più il cliché del cantautore. Per fare questo proviamo a scorporare gli elementi componenti di una canzone come si trattasse di un esperimento scientifico.
Lo strumento è quello del gioco. Gia nella base della 04 il manuale era un gioco.
L’operazione ha il suo obiettivo più “consistente” nella pubblicazione di una compilation. Questa prevede due ruoli: il produttore e l’interprete. Il produttore mixa e sceglie, l’interprete propone ed esegue i brani. Il produttore è Mao, l’interprete sono tutti gli utenti del network che inviano materiale al produttore il quale contatta quelli che ritiene validi; il risultato dovrebbero essere 12 buone canzoni.
La prima fase di raccolta dei materiali dovrebbe concludersi entro fine maggio inizio giugno, d’estate si lavorerà sui brani e in autunno ci sarà l' uscita della compilation.
Ma non finirà lì, centrale sarà la promozione di questo lavoro e di chi vi partecipa, anche tramite serate-evento: una sorta di cabaret selvaggio con diversi elementi che vanno dal videoclip a un duello simile a quello delle serate" Corto-corto". Un carrozzone che dovrebbe portare in giro le proposte del progetto e farle conoscere, presentare musicisti che per carenza di spazio o altro non riescono a farsi sentire.
" La base 04" è stata lanciata a novembre, in 3 mesi scarsi ho ricevuto diversi contatti.
Al di là dell’idea della compilation, non ci sono degli obiettivi specifici solo alcune idee guida su cui muoversi per poi vedere dove ci portano.

D.- Quali requisiti dovrebbero avere i lavori per essere sottoposti alla tua attenzione?

R.- Non ci sarà un vademecum, perché in realtà non ci sono dei requisiti ma solo l’idea del modo in cui si vuole lavorare. Ciascuno ci metterà qualcosa di diverso.

D.- Riportare in primo piano la musica d’ autore si contrappone alla musica commerciale del mainstream? La musica d’ autore la possiamo definire come quello che non è la musica “ di plastica” ?

R.- La musica d’autore è la musica che si autorizza a dire certe cose attraverso una logica che non è necessariamente quella che va per la maggiore in questo momento, che ha una capacità di raccontare la realtà, una “ verità” . Molte delle canzoni che si sentono adesso sono scollate da ciò che viviamo con una certa attualità; è musica derivativa, con grandi del passato e cloni di cose che vengono da fuori. Per esempio non c’è uno specifico italiano in questi ultimissimi anni. L’ultimo fenomeno incisivo credo siano state le posse.
La musica che nasce in un certo contesto come l’Italia necessariamente risulta diversa da quella che è fatta in un altro contesto, ad esempio quello americano.

D.- Recentemente i Tiromancino hanno lanciato accuse molto chiare all’industria discografica, considerata responsabile della bassa qualità della musica che viene proposta. Per te la situazione è così nera come viene descritta da loro?

R.- Chi vende la musica deve fare dei prodotti che vendono. Le case discografiche stesse lamentano grande crisi del mercato quindi o le proposte che fanno non sono adeguate ai tempi, o ci sono state innovazioni tecnologiche che hanno modificato radicalmente il panorama dell’industria fino alla metà anni ’80.
Anche se non sono uno che sa come si vende la musica, cerco di interpretare quello che vedo accadere. Credo ci sia stata una forte reticenza a voler affrontare una realtà che stava mutando. Come l’offensiva che 15 anni fa è stata mossa contro i negozi che affittavano i cd e che a mio parere è stata un po’ un suicidio, perché non ha nemmeno permesso ai venditori al dettaglio di aggiornarsi e di fare proposte nuove per vendere supporti legalmente accettati. Questo tipo di proibizionismo e di arroccarsi su privilegi che provengono dal passato, alla lunga non paga.
La realtà italiana è ancora più complessa perché c’è una reale difficoltà di fare musica dal vivo, di promuoverla e di distribuirla, bisogna vedere i media cosa propongono. La musica è all’interno di un discorso culturale che in Italia in questo momento è asfittico.

D.- L’accesso maggiore e più " libero” alla musica può essere visto anche come una chance…

R.- Ormai internet c’è, questo tipo di attitudine c’è. Ed ha defraudato il principio di scambio tra produzione e vendita, per cui dobbiamo chiederci: come può un musicista vivere di questo lavoro se la musica viene diffusa in maniera libera? Non possiamo nasconderci dietro un dito. Il distributore più importante ormai è iTunes, tanto che gli U2 vi hanno presentato il loro ultimo lavoro. Le case discografiche non sono state in grado di capire l’evoluzione del mercato e si sono fatte “fregare” da chi invece lo ha capito.
Bisogna rendersi conto che la musica passa attraverso un oggetto ma non si ferma lì, non è intrinsecamente legata a quell’oggetto. Se non si comprende questo, restiamo fermi alla concezione di " musica d’autore solo come musica dei cantautori" . Invece bisogna essere pronti a cogliere la trasformazione, capire la logica che sta dietro al consumo della musica senza rimanere legati all’oggetto fisico.
E’ un atteggiamento sbagliato e pregiudizievole. Ora è necessario andare oltre, perché se non capisci questo non esisti più.

D.- Sul sito saranno disponibili delle canzoni?
R.- Sicuramente. Non so se si potranno scaricare perchè ci sono dei problemi tecnici. E’ più plausibile che si potranno ascoltare i brani su internet e poi uscirà la compilation sul supporto classico.

D.- Sempre a proposito di roventi polemiche… Gli Statuto si sono chiamati fuori dalla scena torinese, dicendo che è chiusa e riservata a un “ certo giro” ...

R.- Io credo che ci sono delle realtà che si sono radicate maggiormente e che hanno una maggiore esposizione, ma penso anche che se quel giro è occupato se ne possa creare un altro. Lo spazio non è qualcosa di fisico. Vediamo come funziona quello spazio, le ragioni di un successo e poi si imposta la partita dal nostro punto di vista.

D.- Parliamo di musica d’autore e di tradizione italiana, ma cosa ha maggiormente influenzato te?

R.- Sicuramente Celentano. Penso che sia un artista straordinario, per me è sempre stato una passione fin da bambino. Era un autore, un interprete, un artista che ha saputo utilizzare in maniera smaliziata i diversi mezzi con cui veniva a contatto, ho fatto la tesi di laurea su Yuppi du. Un film in cui c’è la tradizione italiana dei musicarelli ma anche tante influenze dall’estero dove ai tempi si producevano i grandi musical tipo Jesus Christ Superstar.

D.- Ripercorrendo la tua carriera, così varia e poliedrica, viene da chiederti come ti definiresti tu? Un musicista, un uomo di spettacolo, un artista…?

R.- Sì, sono un artista nel senso che cerco di trovare diverse soluzioni e di confezionarle nella mia bottega. Mi sono trovato a fare cose diverse ma credo di aver sempre cercato di farle in modo non dico originale, ma fatto bene. Questo penso sia il lavoro dell’artista, un lavoro artigianale che si distingue dall’artigiano per il modo in cui abbraccia l’oggetto; deborda l’oggetto stesso.

D.- Far parte di una scuderia come la Mescal facilita questa attitudine, questo approccio?

R.- Certo perché con la Mescal hai quasi un discorso da “ mecenate”. C' è la possibilità di confrontarsi con un soggetto più flessibile rispetto ad una entità come una casa discografica, interessato a capire la tua idea, la tua suggestione. Una propensione molto italiana, manifestazione di estro e raffinatezza che nella produzione industriale non c’è.

D.- Dopo le boy-band e le finte-lolite ora ci sono i finto-alternativi, come vedi questo menome, come qualcosa di realmente alternativo e innovativo, o semplicemente un riproporre la solita musica?

R.- “Alternativo” mi sembra una maniera di descrivere che non dice molto.
Alternativo a cosa? Gli alternativi vissuti come qualcosa di" duro e puro" sono un mito da lasciar cadere, questo modo di pensare non porta a nulla se non a creare delle sacche di mercato, l' idea che mercato sia qualcosa di sporco… Ma in realtà non si può ignorare il mercato; se vogliamo vivere nel nostro mondo lo si deve prendere in considerazione.

D.- Si può dire che ci sono musicisti che fanno più attenzione alla confezione ed altri che pensano più alla musica…

R.- Non mi sembra una distinzione efficace perché comunque confezione e musica nella società di massa sono inscindibili. Non mi sembra che tu possa scientificamente distinguere cos’è musica e cosa è confezione in un prodotto che viene commercializzato con il sistema che conosciamo noi. Se fai l’artista pop lo sai: è significante anche il modo in cui tu proponi quello che fai, già solo quando scegli se fare un pezzo con un violoncello o con un sintetizzatore. Nel momento in cui usciamo dallo spartito… Non si può fare una contrapposizione, sarebbe da valutare cosa intendiamo come confezione: potrebbe essere interessante ma non in termini di contrapposizione.
Se tu concepisci l’attività dell’artista pop come spettacolo, quindi come qualcosa che vuole coinvolgere lo spettatore attraverso la musica ma anche altri mezzi, dove ci sono degli elementi che attirano maggiormente la tua attenzione per quella che è la tua sensibilità, per poi introdurti a cose che non conosci e che scoprirai, questo fa parte della messinscena, ed è un’operazione raffinatissima. Madonna è riuscita a mettere in contatto una realtà che era molto alternative e farla diventare pop ed è assolutamente lodevole, perché ci vuole intelligenza per fare una cosa del genere.

D.- Si parla sempre più diffusamente di “ morte dell’autore” (per esempio nella critica letteraria postrutturalista e postmodernista), vedi anche i Wu Ming che negano l’idea stessa dell’autore. Alla luce di ciò, cosa intendi tu quando parli di “attività autorevoli” ?

R.- Io parlo di una logica d’autore; non si può incarnare un autore. Autore è chi si autorizza ad esprimere una certa logica, non lo è tout court, in questo senso è ora di farla finita con la semplificazione “lui fa i libri, lui è l’autore”. Per riuscire a mettere in campo l' energia che rende qualcosa di qualità, perché poi l’autore è quello che fa qualcosa di qualità, è necessario sgombrare il campo da questi pregiudizi che hanno imbalsamato l’autore in una persona.

D.- Tu parli di qualità dal punto di vista della produzione, ma forse manca dalla parte della fruizione il pubblico per cogliere quella qualità, la stragrande maggioranza del pubblico che ascolta musica in realtà è disinteressato alla musica, alla sua qualità e a come viene fatta. Non è che forse ci vorrebbe anche un vademecum per l’ascoltatore, per riconoscere ciò che è di qualità o no?

R.- L’ambito pedagogico non è quello in cui mi muovo sarebbe una missione lodevole saper dare indicazioni su come ascoltare la musica.

D.- Noi di RandomZone siamo semplici fans che ascoltano musica, vanno ai concerti, per questo ci interessava il discorso di cercare dei punti di riferimento per noi che ascoltiamo musica...

R.- Il punto di riferimento mi sembra quello di qualsiasi tipo di ricerca che inizia da una curiosità, dalla passione e diventa qualcosa di più strutturato. Se vuoi il percorso che propone la Base ha qualcosa di pedagogico perché si prova ad analizzare, a fare e sperimentare una serie di cose. Per cui io svilupperei questa possibilità di ascolto con diversi strumenti, per farlo ho ideato questa cosa del gioco. Per il resto non sento di mettermi nella posizione di chi dice “io ho visto la luce si fa così!”. Per ora propongo di fare un certo percorso e vedere dove ci porterà! Questo mi sembra un modo di fare sano che evita di avere dei pregiudizi. Penso che il pregiudizio sia una forma di superstizione di cui dovremmo liberare il campo.

D.- Quindi la Base potrebbe essere uno spunto per invitare anche chi fa musica a fare maggiore attenzione a quello che fa?

R.- Non si può certificare cosa sia la musica d’autore, noi cerchiamo di muoverci in un territorio che è quello della musica d’autore.
Non ho intrapreso questo progetto perché voglio aiutare della gente, ma perché penso che sia interessante e stimolante sentire altre cose e vedere come altre persone affrontano problemi simili, mettendo in campo le mie risorse e potendone scoprire delle altre.

A cura di BandaBassotti

 

 

 

 

 

Contenuti

Vedi Anche